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Pubblicato il domenica 13 giugno 2010
Astor [ovvero letture e improvvisazioni a ritmo di tango]

Una composizione da premio
Questo lavoro è stato scritto da Vincenzo Mastropirro, navigato ed eclettico docente di scuola media a indirizzo musicale, per una nutrita orchestra di preadolescenti, che può a ragione dirsi rappresentativa degli strumenti impartiti in quell’ordine di scuola: flauto, clarinetto, tromba, violino, violoncello, chitarra e pianoforte, oltre a un nutrito gruppo di percussioni indeterminate, realisticamente affidabili all’usuale pletora di pianisti disoccupati.
L’organico è peraltro mobile e componibile, come l’autore e la scrittura stessa suggeriscono, tanto che l’intensa esecuzione live dei ragazzi della SMIM “Monterisi” di Bisceglie (BA), disponibile in video su YouTube, non si avvale delle sezioni di clarinetti e violoncelli, inserite invece nella partitura oggetto delle nostre riflessioni.
Astor, che già nel titolo tradisce l’omaggio al famoso compositore argentino Piazzolla, ha vinto il primo premio come miglior esecuzione e miglior composizione al “Primo Concorso Nazionale per Scuole Medie a Indirizzo Musicale” di Todi, nel maggio 20091 .
Chi ben comincia …

Scrittura modulare e coinvolgimento motorio
A parte l’ovvia constatazione che si tratta di un brano strutturalmente semplice, linguisticamente e stilisticamente riconoscibile e, soprattutto, molto coinvolgente sul piano motorio (quindi molto attraente per i ragazzi), alcune sue caratteristiche lo avvicinano a una visione laboratoriale, non solo esecutiva, della musica d’insieme:
a) alcune sezioni, in particolare quelle percussive, sono concepite come moduli, potenzialmente aperti a operazioni di variazione e improvvisazione;
b) è prevista una sezione aleatoria pre-finale, nella quale si possono inserire interventi improvvisativi che vanno anche oltre quelli presenti in partitura; del resto, anche la progressiva concitazione richiesta dal modulo delle bb. 39-40 (vedi pagina a fianco) può realizzarsi più efficacemente con una sorta di “happening” collettivo;
c) alcuni profili melodici si prestano all’introduzione estemporanea di ornamentazioni e brevi espansioni (ad esempio, le note lunghe di flauti, clarinetti e violini);
d) la presenza, nel gruppo, di uno o due chitarristi elettrici può suggerire l’aggiunta di un’ulteriore sezione improvvisativa, da assegnare a quel timbro sulla base dei suoni componenti gli accordi scritti.

Prepararsi al tango e andare oltre
Nonostante il pattern ritmico complessivo caratterizzante la popolare danza argentina possa connettersi più a una certa eccitazione neuro-muscolare che a una costruzione mentale razionale e risulti perciò facilmente memorizzabile da parte dei ragazzi, a prescindere dalla lettura, la diffusa presenza di sincopi suggerisce l’avvio di attività collaterali di rinforzo. Un breve laboratorio su strutture ritmiche connesse col tango a vario livello (geografico, etnico, culturale)2, oltre a costituire attività viva e divertente, potrà rivelarsi estremamente utile, sia per rendere più sicura l’esecuzione, sia per dare ai ragazzi quella padronanza motoria e mentale sulla quale poter costruire anche semplici improvvisazioni che non snaturino il groove sincopato dell’originale e il suo specifico sound.
Naturalmente, anche le improvvisazioni degli strumenti melodici vanno convenientemente sostenute, assegnando ai ragazzi coinvolti delle riserve sonore tonali o modali congrue rispetto alle sottostanti armonie (in tal senso, l’improvvisazione “flamenco” della pianista nel videodocumento è esemplare per fantasia e padronanza), fino a giungere a una versione tutta improvvisata, che dell’originale di Mastropirro conserva intatto solo lo sfondo ritmico e armonico. Ciò implica anche la possibilità di riscrivere completamente il pezzo, adattandolo alle esigenze tecniche di ragazzi al primo anno di studio strumentale, operazione che senz’altro consigliamo: le difficoltà di un brano non ne decretano l’interesse estetico e didattico, così come la sua estrema semplificazione non ne vanifica per
forza il senso. Un tango è sempre un tango. A meno di non cambiare danza …

Perché “Astor” può far bene alla salute?

Quella musicale, s’intende. Perché suonare pezzi così coinvolgenti rinforza l’affiatamento dei gruppi che già da qualche anno lavorano insieme, ma aiuta anche l’insegnante a costruirlo con quelli nuovi. In particolare, qui si presentano incastri ritmici, che richiedono un costante ascolto reciproco, e interventi “a solo”, che permettono di valorizzare le competenze differenziate dei singoli membri dell’insieme mettendole a disposizione di tutti.
Se poi l’insegnante saprà condurre la concertazione in modo da lasciare sempre maggiori spazi all’autonomia del gruppo (direzione dall’interno del gruppo anziché dal podio, prove a sezioni di volta in volta gestite dagli stessi allievi), rinforzando con ascolti mirati la tenuta della pulsazione e la fluidità dei pattern ritmici, arriverà il giorno emozionante in cui potrà ballare il tango con la sua collega di scienze motorie (rosa tra i denti compresa), accompagnato dai suoi ragazzi, che Astor se lo sapranno suonare benissimo e senza bisogno di lui!

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