Poesia

Tretìppe e Martìdde. Questo e quest’altro, Roma, Giulio Perrone Editore - Divisione LAB, collana “Uranò”, 2009

Nudosceno Faloppio (Co), LietoColle Editore Collana Erato 2007

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Alcune selezionate per concorso, sono state pubblicate su riviste e antologie nazionali Giulio Perrone ed. Roma, Lietocolle ed. Faloppio (Co), Pagine ed. Roma, Aletti ed. Roma, Le voci della luna ed. Milano, Edizioni Scientifiche Italiane ed. Napoli.

  • Ha vinto il 1° premio Poesia Mezzago Arte Milano 2007 sez. dialettale; il 3° premio “Poesia onesta” 2007 con la breve silloge in dialetto Tretippe & Martidde Agugliano (An);
  • Finalista al Concorso di poesia indetto dalla Fondazione Gerardino Romano di Telese (Bn)2007 e segnalato al Concorso di poesia dialettale 2007 Città di Castrovillari (Cs);
  • Segnalato al Premio Turoldo 2007 Sondrio e finalista al Premio letterario dialettale di Ischitella (Fg) 2008;
  • Finalista al Concorso Gioacchino Belli Roma 2008;
  • Secondo exaequo al Premio Turoldo 2008 Sondrio;
  • Terzo exaequo al Premio Turoldo 2009;

Ha pubblicato: Nudosceno LietoColle ed. Faloppio(Co) 2007; Tretippe e Martidde. Questo e Quest’altro Giulio Perrone Editore Roma 2009;

Nota

Di Mastropirro colpisce la visceralità della parola, secca e tagliente, la sua attenzione al corporeo e al basso, quasi fosse essa stessa a seminare un’infezione, ad innescare un processo di decadenza del corpo mescolato ad un senso di colpa che quasi geneticamente risiede nella terra, nelle viscere. L’io vive una trasformazione biologica e nello stesso tempo la mente è destinata alla demenza. Solo il ricorso alla musica sembra poter lenire il dolore, tramutandolo in un ritmo interstiziale che spezza il malessere.

Luigi Metropoli

Nota

L’immediatezza del dialetto, nella poesia di Vincenzo Mastropirro, in questa breve silloge si piega docilmente alle esigenze del surreale che fa da sfondo al filo della memoria degli affetti severi, della natura profanata, del senso di colpa che, quasi sistematicamente (illuminante è il reiterato “colpa maie”) accompagna la contemplazione e il sogno.

Il risultato, sul piano dei contenuti e della forma, è certamente notevole, come capacità di toccare corde di difficile arpeggio.

Mario Narducci

Nota

Capita sempre più raramente di leggere testi di questo spessore, capaci di ingenerare a ogni approccio un coinvolgimento emotivo e intellettuale tanto profondo e “radicale”.

(…) Sembra di vedere in atto in tutta l’opera, attraverso il rovesciamento dell’ottica cara ad Albino Pierro e alla tradizione dialettale che a lui si richiama (tutta tesa a precostituire, in funzione “soterica”, un universo dove il fluire del tempo si arresta e le immagini si ritagliano il senza-luogo di una condizione archetipica, esemplare), una lingua che si insegue, che vive e palpita e che, in ognimomento, si incunea nelle immagini per impedire loro qualsiasi stasi, qualsiasi quiete appagante.

Francesco Marotta

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